Il sogno di Ulisse by José Enrique Ruiz-Domènec

Il sogno di Ulisse by José Enrique Ruiz-Domènec

autore:José Enrique Ruiz-Domènec [Ruiz-Domènec José, Enrique]
La lingua: ita
Format: epub
editore: UTET
pubblicato: 2023-10-26T12:00:00+00:00


Lepanto, prima e dopo

Le battaglie navali per il controllo del Mediterraneo affondano le radici nell’unione di attività mercantile e spirito militare. È la logica seguita dalla società genovese fin dai tempi della prima crociata: lo dice Gabriella Airaldi nel libro Guerrieri e mercanti, in cui ripercorre le gesta di Guglielmo Embriaco poi emulate per secoli, come dimostrano i poemi epici dell’Anonimo Genovese sulla battaglia di Curzola e le cronache dell’eroica difesa di Costantinopoli da parte di Giovanni Giustiniani Longo. In questa lunga tradizione si inserisce il provvedimento adottato nel 1530 da Andrea Doria, convinto che una battaglia navale fosse la soluzione migliore per stabilire definitivamente chi detenesse l’egemonia nel Mediterraneo tra cristianità latina e impero ottomano.

L’idea venne approvata da Carlo V, che la interpretò secondo i principi della monarchia universale. Non c’erano motivi strategici tali da rendere inevitabile la battaglia: c’erano solo il senso dell’onore, il rispetto per i vecchi amici, il fascino della guerra e il desiderio di umiliare Francesco I. Senza dimenticare l’ambizione di giocarsi il predominio in una battaglia navale, come aveva fatto Ottaviano Augusto davanti al promontorio di Azio. Tuttavia, questo richiedeva di cercare modelli d’azione nel passato per costruire una storia esemplare con cui riprendere il controllo della navigazione nel Mediterraneo.

Come Nicolas Perrenot di Granvelle scoprì nell’inverno del 1541, mentre si trovava a Siena per scrivere il memorandum La difesa contro i turchi, tale predisposizione d’animo di Carlo V ebbe dei risultati sorprendenti. Le notizie sugli effetti della pirateria barbaresca si susseguivano senza sosta. In un caso, durante la campagna di Tunisi, Andrea Doria scoprì che i fratelli Oruç e Hızır Barbarossa, originari dell’isola di Lesbo, agivano su precisa indicazione del sultano ottomano Solimano I. Stando a un’altra notizia, ancora più allarmante, il sultano era particolarmente affezionato al minore dei fratelli Barbarossa e lo aveva convocato a corte per rendergli onore. Hızır, meglio noto come Khair al-Din, accettò i riconoscimenti. Era arrivato carico di doni per Solimano I, tra cui duecento giovani del suo harem personale, e ben presto poté annunciare al mondo la sua promozione a pascià, membro del Divano e capitano generale della flotta ottomana. Ancora una volta, l’ambizione personale determina il senso di una storia del Mediterraneo.

A Genova, Andrea Doria si interrogava sulle voci che circolavano: si raccontava di navi costruite nell’arsenale del sultano, di piani per salpare con la flotta verso ponente. Non voleva crederci. Un giorno però lo informarono che Khair al-Din Barbarossa aveva saccheggiato Reggio, in Calabria, e che con un audace colpo di mano era arrivato al palazzo dei Colonna a Fondi, pochi chilometri nell’entroterra rispetto a Terracina, a sud di Roma, dove aveva cercato di rapire la raffinata Giulia Gonzaga, vedova di Vespasiano Colonna, la donna più affascinante dell’epoca, ritratta da Tiziano e Sebastiano del Piombo ed elogiata da Ariosto. Soprattutto, Doria venne a sapere i dettagli della presa di Tunisi e del rovesciamento di Muley Hassan. E questo gli bastò. Riferì a Carlo V che la presenza di Barbarossa a Tunisi metteva in pericolo le piazze



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