(La Malavita di Boston 03) Il Fantasma by A. Zavarelli

(La Malavita di Boston 03) Il Fantasma by A. Zavarelli

autore:A. Zavarelli [A. Zavarelli]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2019-07-17T16:00:00+00:00


27

Talia

Alexei arriva in ritardo.

Lo so, perché non riesco a dormire in sua assenza.

Anche se siamo ancora mondi a parte e probabilmente non ci fideremo mai l’uno dell’altra, il fatto che sia in casa è l’unica cosa che mi fa sentire al sicuro. Anche se non dovrebbe. Anche se è la cosa più folle che potrei fare dopo Dmitri.

Lo sento gironzolare nel suo ufficio, e poi un’imprecazione, prima che la luce si accenda nel corridoio. Agito le gambe sul letto e mi muovo verso di lui, come un faro nella notte.

Lo trovo alla sua scrivania, intento a versarsi un bicchiere di cognac, anche se è evidente che ne ha già bevuti diversi. Solo la lampada accanto alla scrivania è accesa, quindi la luce è fioca, ma mi rendo conto che qualcosa non va.

Quando riesco a vederlo in faccia, noto che ha un labbro spaccato e un livido sulla guancia.

Entro e mi avvicino, catturando la sua attenzione solo quando gli sono davanti.

«Torna a letto.»

La sua voce è aspra e fredda. Lo ignoro e giro intorno alla scrivania.

È troppo ferito, quindi evito di sedermi sulle sue ginocchia. Invece, mi siedo di fronte a lui, sulla scrivania. Studiandolo, come fa anche lui.

«Che cosa vuoi?» chiede.

In questo momento, voglio sistemare tutto ciò che lo ferisce. Ma non so come. Nessuno me l’ha mai mostrato. Quindi, faccio l’unica cosa che posso per connettermi con lui. È l’unico modo che conosco.

Sollevo i fianchi e mi abbasso i pantaloncini mentre mi guarda, poi segue la canotta. E sono nuda sulla sua scrivania, allargando le gambe per lui. Faccio scivolare lentamente la mano tra le cosce, giocando con me stessa, mentre osserva.

La stanza è silenziosa e ho tutta la sua attenzione. Dopo aver messo da parte il cognac, si sporge in avanti, solo un po’, spostando gli occhi sul mio corpo.

«Hai detto che mi avresti scopata ogni giorno» gli ricordo. «Ma sei un bugiardo.»

Allora, è su di me. Non l’ho mai visto muoversi così in fretta.

Il suo corpo mi sta schiacciando contro la scrivania, con una mano che mi si aggroviglia tra i capelli e mi piega la testa da un lato così da potermi baciare la gola. L’altra armeggia con la cintura e la cerniera. Libera il cazzo e poi sprofonda dentro di me.

Sento un sospiro di soddisfazione, e poi qualche arrabbiata parola in russo attutita dalla pelle della mia gola. Mi scopa sulla scrivania e io ne prendo di più, avvolgendo le gambe attorno a lui e lasciandomi usare.

Mi scopa duramente. Con fare punitivo. Ma la guerra che sta combattendo è con se stesso.

Non capisco una sola cosa che dice, ma il suo messaggio è chiaro in qualsiasi lingua, quando mi tira giù dalla scrivania e mi fa mettere in ginocchio.

Prendo il suo cazzo in bocca e mi stuzzica con esso. E poi mi accarezza il viso in un gesto tenero. È duro e poi delicato. Le parole continuano a fluire dalla sua bocca disinibita, e darei qualsiasi cosa per sapere cosa mi sta dicendo in questo momento.



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