Mai più libera by Sara Blaedel

Mai più libera by Sara Blaedel

autore:Sara Blaedel
La lingua: ita
Format: azw3
editore: Fazi Editore
pubblicato: 2012-11-19T08:00:00+00:00


Non c’erano macchine parcheggiate fuori dalla chiesa quando Camilla arrivò il sabato mattina. Avrebbe dovuto incontrare Louise e sapeva che anche il sagrestano era in arrivo, perciò fece il giro e aprì il portellone della macchina dove c’erano i fiori per il funerale di Kaj Antonsen. Sul sedile davanti c’era la corona che aveva ordinato, con un «Riposa in pace» in lettere dorate.

Le si era offuscata del tutto la mente quando la fioraia le aveva chiesto se sul nastro doveva esserci un ultimo saluto, e solo dopo diversi minuti di riflessione aveva scelto il testo che le sembrava più adeguato alla situazione. In ogni caso era meglio di «Grazie di tutto» e delle altre frasi standard. Naturalmente in seguito si era pentita e si era arrabbiata per non aver lasciato semplicemente il nastro vuoto. Poi i suoi rimorsi erano tornati a soffocarla. Se solo non si fosse seduta su quella maledetta panchina col suo sacchetto di birre, se solo per una volta avesse lasciato perdere la voglia di ascoltare una bella storia. Le lacrime l’avevano sopraffatta, anche se credeva di non averne più.

Camilla guardò l’orologio constatando che mancavano ancora dieci minuti all’appuntamento col sagrestano. Prese dal bagagliaio il secchio con i mazzetti di fiori che andavano messi sui primi banchi della chiesa e, dopo averlo posato in terra, sollevò con cautela il grande mazzo per l’altare. Con quello sottobraccio e il secchio in mano si avviò verso la chiesa, mentre la ghiaia le scricchiolava sotto i tacchi alti. Il sole splendeva sull’edificio bianco col tetto di tegole rosse, e cumuli sparsi di candide nubi scivolavano pigri nel cielo azzurro, ma la leggera atmosfera primaverile non le penetrava dentro. Proprio sotto l’aspetto superficiale percepiva l’abisso profondo che nell’ultima settimana aveva minacciato di inghiottirla. Camilla sapeva che in quel preciso momento era tenuto a bada dall’accurato trucco che si era messa al mattino e dall’abito scuro attillato che le dava l’impressione di tenerla insieme, qualsiasi cosa fosse accaduta.

Posò di nuovo il secchio e afferrò la maniglia. Il pastore le aveva spiegato che se avesse avuto problemi doveva appoggiare la spalla alla porta e spingere un po’, ma la porta si aprì senza difficoltà. Entrò nel vestibolo e si diresse alla panca per posare il mazzo di fiori. Solo allora, voltandosi per tornare a prendere il secchio, inciampò in qualcosa. La sensazione sotto la suola fu di qualcosa di solido ma morbido. Fece involontariamente un balzo indietro e sentì i battiti aumentare e il cuore martellare.

L’asciugamano era blu scuro, esattamente come la volta precedente, ma non fu questo che la lasciò raggelata. Teneva lo sguardo fisso sul fagotto che giaceva sul pavimento di pietra. Era completamente immobile. Nessun movimento, nessun suono. Eppure sapeva cosa c’era nell’asciugamano, ma non riusciva a decidersi a chinarsi e guardare. Solo mentre correva verso la porta della cucina della canonica, con la vista offuscata, si rese conto che poteva anche essere un animale morto. Un gatto forse, pensò salendo i cinque gradini e picchiando forte il battente nella speranza che il pastore fosse in casa.



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