Poesie erotiche by Valduga Patrizia

Poesie erotiche by Valduga Patrizia

autore:Valduga, Patrizia [Valduga, Patrizia]
La lingua: eng
Format: epub
pubblicato: 0101-01-01T00:00:00+00:00


IV.

Amore mio, che disastro è nell’aria!

che fantasmi, che larve vedo e sento,

che strana processione sanguinaria!

Perché non gridi adesso al tradimento,

che si tolgano via almeno loro!

In questa luce senza mutamento

io che trafitto sono in ogni poro,

per le ombre, per gli spettri ti scongiuro,

vedi quel che mi capita, tesoro:

non svegliare in anticipo il futuro,

non fare che un fantasma ti accompagni…

No, Signore, negli occhi è un velo oscuro,

e tu debole vita che ti lagni

se sapessi di me ciò che non sai…

Quel giorno che ora muore negli stagni

per un’intera eternità lo amai

senza ombre vane, senza spettri nudi;

pure, un pugno di giorni tu mi dài,

e in poco spazio la mia vita chiudi

e mi trascini dentro un sogno strano

che fa che mi consumi e tremi e sudi.

Se ti sentissi ai fianchi l’uragano

rimani cosí, in implorazione,

guarda quei morti venire pian piano,

guardali! non è una gran visione?

perché hai guardato sempre con timore

anche la vita, come da un balcone.

No, dico no, perché questo è un errore,

e i morti d’ora non son piú che morti,

dunque ti prego non voltarti amore;

a ondate, con urti sempre piú forti,

ciascuno cuce il suo fianco al mio fianco,

a ondate, a spinte e a sforzi… e tu che porti?

Fra questi morti certo vinto e stanco

già si raccoglie per morire il giorno,

ma prima che l’uccida il nero e il bianco

mi spíano, adesso mi girano attorno

e pugnalarmi vogliono alle spalle

e non v’è senso, e della notte a scorno.

Passano tutti, si aggroppano in palle,

mastini furibondi ad ogni appello…

Mio baccello, inatteso amore, scialle

di stelle per i giorni del macello,

oh, sarà tempo che di là da quella

mia sola notte che scavo e accoltello

alla fine io smuri questa cella,

mistura d’ossa, di pelle caduta,

e di ciò che ogni notte si fa stella.

Il primo bacio, per il tuo Dio, sputa:

la notte volta dal contrario lato

da quando la mia bocca è quasi muta

passa con ali molli come fiato…

Io ti prego, ti supplico e scongiuro:

fallo dormire, amore, il tuo passato,

ciò che è stato, lo sai, è al sicuro;

fallo dormire, è tenebra impiombata.

Cosí mi vedi? oscuramente oscuro?

e non vuoi neppure esser toccata?

Frugando per le buche il laccio hai teso,

mi hai presa per la nuca e mi hai spezzata.

Se qualcosa mi manca tu l’hai preso;

ecco ti volti, e mi fai segno e passi

tra gli uomini e gli eventi quasi illeso

in mezzo a cuori impastati di sassi.

Ecco di nuovo apri il tuo arsenale

e perdo inutilmente tanti passi.

Io penso che ben altro sia il tuo male,

altra la notte che ti assedia e guasta;

su membra e sensi e smaniare animale,

per quanto il sangue sia non dir mai basta.

È tutto quello che c’è, ed è molto:

chiude in un sacco la vita, s’impasta

dei tuoi spettri, mi ha due volte sepolto.

Vorrei sapere se ne tieni conto.

Devo rendere io quello che hai tolto?

Quando monto nel mondo e il mondo affronto

uno scassinamento io ritrovo.

Vorrei sapere se ne tieni conto.

Se decidi d’uscire dal tuo uovo

attenta, che il pericolo va in fretta!

Zappando fosse di nuovo e di nuovo,

andando in su e in giú come staffetta,

posando proprio sul mio sangue gli occhi…

e quando viene l’alba che mi spetta?

Ma se ogni notte di passi e rintocchi

volevi la mia mano tra le cosce.



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