Sei di corvi by Leigh Bardugo

Sei di corvi by Leigh Bardugo

autore:Leigh Bardugo
La lingua: ita
Format: azw3, mobi, epub
Tags: Juvenile Fiction, Fantasy & Magic
editore: Mondadori
pubblicato: 2019-09-23T22:00:00+00:00


20

NINA

Posso sentire il loro odore. Nina si scrollò i capelli e si diede delle pacche sui vestiti mentre barcollava nella neve, cercando di reprimere i conati di vomito. Non riusciva a smettere di vedere quei corpi, quegli involucri neri e abbrustoliti da cui faceva capolino, come carboni ardenti, la carne color rosso vivo. Era come se fosse stata cosparsa delle loro ceneri, immersa nel tanfo delle membra bruciate. Non riusciva a respirare a fondo.

Stare attorno a Matthias le aveva fatto scordare chi fosse veramente, e cosa pensasse veramente di lei. Lo aveva modificato un altro po’ giusto quella mattina, sopportando sguardi torvi e brontolii. No, godendoseli, grata per avere la scusa di stargli accanto, ridicolmente soddisfatta ogni volta che era lì lì per strappargli una risata. Per tutti i Santi, perché mi interessa? Perché un singolo sorriso di Matthias Helvar valeva come cinquanta sorrisi altrui? Aveva sentito il cuore di lui accelerare quando lei gli aveva inclinato la testa all’indietro per modificargli il colore degli occhi. Aveva pensato di baciarlo. Aveva desiderato baciarlo, ed era piuttosto certa che per lui fosse lo stesso. Oppure stava pensando di strangolarmi di nuovo.

Non si era dimenticata che cosa le aveva detto a bordo della Ferolind, quando le aveva chiesto che intenzioni avesse riguardo a Bo Yul-Bayur, se veramente volesse consegnare lo scienziato a Kerch. Se lei avesse sabotato la missione di Kaz, avrebbe compromesso la sua grazia? Non poteva farlo. A prescindere da cosa fosse lui, lei gli doveva la libertà.

Dopo il naufragio, aveva viaggiato con Matthias per tre settimane. Non avevano una bussola e non sapevano dove stavano andando. Non sapevano neanche in quale punto della costa settentrionale erano stati trascinati.

Avevano trascorso lunghe, interminabili giornate ad arrancare faticosamente nella neve, e gelide notti a costruirsi un riparo rudimentale di qualunque genere, o dentro le baracche abbandonate negli accampamenti dei balenieri quando erano fortunati abbastanza da incrociarli.

Avevano mangiato alghe di mare arrostite e qualunque genere di erba o di tubero trovati in giro. Il giorno in cui, in uno degli accampamenti, avevano recuperato una scorta di carne di renna essiccata sul fondo di uno zaino, era stato una specie di miracolo. L’avevano masticata in religioso silenzio, e il sapore li aveva quasi ubriacati.

Dopo la prima notte, avevano dormito avvolti in tutti i panni asciutti e le coperte che erano riusciti a trovare, ma ai due lati opposti del fuoco. Se non trovavano legna da ardere, si raggomitolavano l’uno contro l’altra, toccandosi a malapena, ma ora che si faceva mattina si ritrovavano pigiati vicini vicini, e respiravano in sincrono, imbozzolati in un sonno intorpidito, come una singola falce di luna.

Tutti i giorni lui si lamentava che lei era impossibile da svegliare.

“È come cercare di rianimare un cadavere.”

“La morta ha bisogno di altri cinque minuti” diceva lei, e seppelliva la testa sotto le pellicce.

Lui andava in giro sbattendo apposta i piedi, e raccoglieva le loro poche cose facendo più rumore possibile, borbottando tra sé e sé. “Pigra, scandalosa, egoista...” finché finalmente lei si alzava e si preparava.



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