Tokyo Orizzontale by Laura Imai Messina

Tokyo Orizzontale by Laura Imai Messina

autore:Laura Imai Messina [Imai Messina, Laura]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Letteratura, Generica, Narrativa
ISBN: 9788858510476
Google: A9XEAgAAQBAJ
Amazon: B00I62F6EO
Goodreads: 24502219
editore: Piemme
pubblicato: 2014-02-11T00:00:00+00:00


Ore 8.00

È la metropoli che esplode, implode e si lascia dietro centinaia di carcasse sulle sue rotaie, su cui passano treni puntualissimi, uomini e donne efficientissimi e tra cui si intravedono bottigliette d’acqua e scarti di vita quotidiana. Basta guardare le rotaie.

«Show me your teeth» modula Lady Gaga e davvero, pensa Carmen, le rotaie sono i denti di Tokyo, i canini di Shibuya e i molari di Shinjuku o di Yoyogi. Luccicano al sole, brillano di acciaio. Eppure per capirne davvero lo stato di salute è necessario passarci il filo interdentale e guardare cosa viene fuori.

Non è tutto oro ciò che luccica. Ma non è nemmeno calce tutto ciò che non lo fa.

Ehi Shinjuku, come stai?

Bene.

Non ci credo, fai vedere le gengive!

Dalle sue pupille si espande un lungo filo interdentale e Carmen, con decisione, lo passa tra i denti di Shinjuku. Ne vien fuori un biglietto arancione bucato su un lato. C’è scritto sopra il prezzo della corsa del treno e altri codici che da quella distanza non riesce a decifrare. C’è anche una bottiglietta di tè verde, svuotata del contenuto e un pezzetto di stoffa che assomiglia a un fermaglio per capelli.

A volte ci trova pure scarpe o vestiti. A pensarci bene, soprattutto scarpe. Ogni volta si chiede come ci siano finite lì, poi un brivido le attraversa anello dopo anello la spina dorsale e lei si sforza di dire «passo» per poter saltare la scomoda domanda.

Carmen è in piedi e osserva le rotaie mentre aspetta che il suo treno giunga alla banchina di Shinjuku. Il primo convoglio farà capolinea a Nakano e a lei, che deve procedere fino a Mitaka, non resta che aspettare il successivo. Ancora ricorda con paura quando, appena giunta in Giappone e senza una buona conoscenza né della lingua né della cartina delle stazioni ferroviarie, osservava i piccoli schermi al lato dei treni e cercava di decifrare il capolinea e di capire se si sarebbero fermati a tutte le stazioni o solo a quelle principali.

Ma ora Carmen è diventata grande. Sa che la Sōbu Line è un lungo drago con la criniera gialla, che la Chūo Line ce l’ha arancione e la Yamanote verde; che la sera tardi la Sōbu e la Chūo diventano una cosa sola e che nel loro corso sono contemplate tutte le stazioni; che nei giorni festivi se vuole visitare il mercato coperto di Koenji e i suoi negozietti di vestiti dell’usato, se desidera buttarsi nelle budella di Asagaya e andare a ubriacarsi nei suoi minuscoli locali dovrà cavalcare il drago giallo e non quello arancione perché la Chūo Line il sabato e la domenica non fa stop nelle stazioni intermedie.

Ogni linea ferroviaria a Tokyo ha una sua utenza, un suo paesaggio e una sua densità. La Chūo, la linea che Sara e Carmen utilizzano più spesso, è quella sotto cui si butta più gente. È d’un caldo arancione, i sedili fissi sono puntellati da macchie dello stesso colore. Circola ancora qualche vecchio modello che assomiglia tanto a un giocattolo di bimbi.



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