Tra il silenzio e il tuono by Roberto Vecchioni

Tra il silenzio e il tuono by Roberto Vecchioni

autore:Roberto Vecchioni [Vecchioni, Roberto]
La lingua: ita
Format: epub
editore: EINAUDI
pubblicato: 2024-01-30T12:00:00+00:00


A Carlin Petrini

Non chiedermi perché in una giornata cosí, mica poi tanto speciale (ogni cosa è al suo posto mentre ti scrivo: tram, passanti, case, nuvole), mi sia venuto in mente tu. Forse per un ruggito della memoria, una malinconia colpevole, una specie di saudade. «Potevi telefonarmi», penserai, e invece no. Non avevo in mente un dialogo che poi sarebbe finito come sempre in un tuo sproloquio. Volevo correre di memoria, io, libero. Non confondere i miei ricordi con i tuoi.

E cosí ho rivisto subito la sala all’ultimo piano del Des Etrangers a Sanremo, in quell’archeologia di sera del «dopo Tenco». Non c’entravi per niente con me, Benigni, Conte, Guccini, Riondino: non eri stato lí per cantare né per fare da spettatore. E ancor meno c’entravano i tuoi compari: Giovanni, un chiodo di due metri, e l’ineffabile Azio, che la natura non aveva fatto crescere. Stonava il tuo perfetto completo principe di Galles su una camicia per niente aperta sulla gola, in mezzo a una masnada di ciancicati e sbrindellati che eravamo tutti noi, e che faceva tanto «sinistra». Non ci metteste molto a prendere in mano la situazione, tu e i tuoi compari. In quel bailamme anarchico che è la cena alle due di notte dopo la rassegna, fosti subito tu. Da intruso a maestro di cerimonia lí a chiamare a gran voce, girare tra i tavoli, ordinare vino, sbattere a forza sul palchetto uno o l’altro di noi, belli e fatti dalle bottiglie di Bigi, a raccontar stupidate, cantar canzonacce di strada, improvvisare apparenti litigi, sconfessare l’amore appena cantato, tirar fuori il peggio, liberare il bambino, quello dei dispetti che tenevamo dentro. E tu, Carlin, grande e grosso, inarrestabile, provocante, mai fermo, mai domo, a dirigere, a regolare il flusso, a trasformare seriosi e fin noiosi cantori degli anni Settanta in cabarettisti di quart’ordine; le ballate tristi e incazzose di qualche ora prima, via, sparite, dimenticate, emigrate, lasciavano il posto a un’orgia di nonsense, ridi della vita se non puoi piangerla, l’altra faccia dell’impegno, il metodico, propedeutico sfalsamento della ragione, fino al colpo finale: quella «processione», puro teatro dell’arte, con Azio trascinato su un’asse tra i tavoli, ora santo, ora madonna, benedicente in una specie di latino, e i cantori sparpagliati a seguirlo con deferenti amen a ogni sua frase blasfema.

Cosí fu per tutti gli anni a seguire del Tenco. Il Tenco. Partí tutto da un ex partigiano, commerciante di fiori, già scampato per un pelo a una fucilazione e alla ricerca ostinata di un secondo miracolo: inventare proprio lí, a Sanremo, una rassegna, o meglio un conventicolo, una carboneria musicale di disperati e meno disperati cantori del vero, da opporre alle melensaggini (di allora) del festival della musica leggera. Un triangolo d’uomo tutto spigoli e angoli che a vederlo non gli davi una lira, che già di suo non ne aveva. Irriducibile. Una mattina si era svegliato e aveva trovato l’invasor, le canzonette, e allora vai con la resistenza. Tu, Carlin, eri ancora nella pancia della mamma



scaricare



Disconoscimento:
Questo sito non memorizza alcun file sul suo server. Abbiamo solo indice e link                                                  contenuto fornito da altri siti. Contatta i fornitori di contenuti per rimuovere eventuali contenuti di copyright e inviaci un'email. Cancelleremo immediatamente i collegamenti o il contenuto pertinenti.