Chi muore e chi mente by Ruth Rendell & Mondadori

Chi muore e chi mente by Ruth Rendell & Mondadori

autore:Ruth Rendell & Mondadori [Rendell, Ruth & Mondadori]
La lingua: ita
Format: epub
Google: 1HFMMwEACAAJ
editore: Mondadori
pubblicato: 1986-10-15T06:42:13+00:00


12

Le tappezzerie all’interno del bungalow di Leonard Dunsand erano identiche a quelle del bungalow della signorina Mowler. Stessa carta a macchie rosse sulle pareti dell’ingresso, stessi abominevoli uccelli e gigli nel soggiorno. La signorina Mowler, però, nonostante le sue critiche al cattivo gusto del costruttore, aveva dimostrato un gusto non certo migliore riem-piendo la casa di mobili pacchiani e di quadri di serie. Il sobrio arredamento della casa di Dunsand, invece - le poltrone di pelle marrone del salotto, i tavolini tardo-vittoriani, e soprattutto il gran numero di scaffali pieni di libri impegnativi - appariva incongruente, fuori luogo. Sui davanzali c’erano vasi di cactus rinsecchiti e piccole piante grasse senza vita. Nell’ingresso c’era solo uno spoglio tavolo di mogano, e nessun tappeto. Era la tipica ca-sa dell’intellettuale scapolo, con la sola differenza che era altrettanto pulita di quella della signora Peveril e che su un tavolo del soggiorno c’era una pila di dépliants turistici a colori, ancora più sgargianti della tappezzeria.

Dunsand, che era appena rientrato dal lavoro, disse a Wexford e Burden di accomodarsi con voce incolore ma ben impostata. Dimostrava circa quarant’anni, e aveva radi capelli color topo e una faccia flaccida, con le guance un po’ troppo paffute per la bocca sottile. Delle spesse lenti gli defor-mavano gli occhi, facendoli sembrare sporgenti. Era vestito in modo im-peccabile ma decisamente convenzionale: completo classico scuro, camicia bianca, cravatta sobria. Né ostile né disponibile, ripeté ciò che aveva già detto a Burden: cioè che il 6 giugno era tornato a casa verso le sei e mezzo e durante la serata non aveva notato niente di insolito sul Sentiero.

«Mi sono preparato la cena, poi ho fatto un po’ di pulizie. Questa casa, dentro, è molto brutta, ma non vedo perché dovrebbe essere anche sporca.»

«Avete visto qualche vicino?»

«Ho visto la signora Peveril risalire il Sentiero alle sette e mezzo. Credo che frequenti delle lezioni serali di artigianato.»

«E voi non siete uscito? Era una bella serata.»

«Davvero? No, non sono uscito.»

«Siete in buoni rapporti con i vostri vicini, signor Dunsand?»

«Oh, sì, ottimi.»

«Andate a casa loro, per esempio? E loro vengono da voi?»

«No. Credo di aver frainteso. Intendevo solo dire che se ci incontriamo per la strada ci salutiamo e scambiamo due parole.»

Wexford sospirò segretamente. Trovava deprimente Dunsand, e compa-tiva i suoi studenti. La filosofia - lo sapeva pur conoscendo la materia in modo molto approssimativo - non è solo etica, acuti sillogismi, aneddoti su Pitagora, ma anche logica, astrusa matematica, tesi e dimostrazioni, pre-messe epistemologiche. Figurarsi un tipo come quello che fa lezione per due ore di seguito su Wittgenstein!

«Quindi non potete dirci niente sul tipo di vita che conducono i signori Peveril, sulle loro abitudini, sulle visite che ricevono, e così via?»

«No, infatti» rispose Dunsand con la stessa voce educata ma incolore. A Wexford però sembrò di cogliere per un attimo una certa animazione nei suoi occhi, un segno di vita, forse un lampo di dolore. Ma un istante dopo l’animazione era già sparita e gli occhi ingranditi dalle lenti erano di nuovo fissi e inespressivi.



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