Il giardino che vorrei by Pia Pera

Il giardino che vorrei by Pia Pera

autore:Pia Pera [Pera, Pia]
La lingua: ita
Format: epub, azw3, mobi
ISBN: 978-88-6833-391-1
editore: Ponte alle Grazie
pubblicato: 2016-03-17T04:00:00+00:00


Dietro le quinte

Un pendio assolato dove i banchi d’aria fredda scivolino via dolcemente senza arrecare danno ai bei fiori degli alberi da frutta o ai teneri frutticini appena allegati è luogo ideale per l’impianto dell’oliveto, del frutteto e di qualche filare d’uva da tavola. I fichi, in particolare, sono sensibilissimi a gelate anche modeste: nel mio podere un paio sono morti perché si trovavano solo appena più in basso di altri sopravvissuti benissimo.

Per la scelta delle varietà, un’attenta lettura dei cataloghi è il primo, irrinunciabile passo, irto di pericoli: viene voglia di possedere tutto.

Come rinunciare all’azzeruolo, al biricoccolo, a un giuggiolo dalle bacche grandi come pere, o a certi melograni che darebbero addirittura frutti dalla circonferenza di un braccio e pesanti un chilo e più? Ma scegliere, ahimè, bisogna. Occorre capire cosa ci fa piacere mettere in tavola o conservare sotto forma di gelatine, marmellate, frutti canditi o sotto spirito, ma anche quali siano le caratteristiche climatiche della nostra zona, magari attingendo all’esperienza di vicini disponibili.

Solo a quel punto si andrà al vivaio, a scontrarsi con la laconicità di vivaisti che dovremo tempestare di domande dopo avere bene spiegato com’è il nostro terreno, se argilloso o sabbioso, arido o invece umido, soggetto a gelate tardive oppure no. A me, per esempio, è toccato imparare a mie spese che non c’era nessuna speranza di assaggiare certe squisite albicocche precoci perché, immancabile, la gelata d’inizio primavera ne distruggeva in un attimo la promettente fioritura. L’anno dopo ne ho piantate di tardive, e adesso va meglio.

Occorre anche valutare il portainnesto: i frutti innestati sul franco, ovvero su pianta nata da seme della stessa varietà, diventano alberi molto alti, quelli innestati sul cotogno hanno dimensioni più ragionevoli. Ci sono poi portainnesti concepiti per alberi nani, comodissimi per la raccolta senza arrampicarsi su una scala.

Alcune piante, come per esempio il pistacchio, sono dioiche: hanno esemplari esclusivamente maschili o femminili; per godere dei frutti, dovremo averne almeno due. Un solo maschio è sufficiente a impollinare più femmine. Ci sono poi altri alberi da frutto che, nonostante siano monoici, ovvero dotati di fiori sia maschili che femminili, danno risultati migliori se accompagnati all’impollinatore adatto. Anche di questo occorre informarsi.

Al vivaio bisognerà tenere duro per non farsi consegnare un numero eccessivo di piante: se troppo vicine l’una all’altra, si daranno fastidio. La distanza minima tra un albero e l’altro va calcolata tra i quattro e i sei metri.

Bisogna fare inoltre attenzione alle temperature minime: molti fichi, come dicevo, sono sensibili al freddo, mentre altri alberi da frutta, come meli e peri, traggono grande giovamento da un inverno freddo e prolungato.

Le piante si possono comprare in vaso, oppure a radice nuda. Preferisco quest’ultima variante, per il costo inferiore ma anche per la riuscita: talvolta gli alberelli rimasti troppo a lungo in vaso restano soffocati dalle radici attorcigliate su se stesse.

In molti cataloghi si parla di «frutti antichi». Spesso sono varietà interessanti da coltivare nel frutteto proprio perché diverse da quelle in commercio. Inoltre queste varietà sono talvolta meno bisognose di antiparassitari.



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