Il libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares by Fernando Pessoa

Il libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares by Fernando Pessoa

autore:Fernando Pessoa
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2012-05-17T04:00:00+00:00


206.

Che lo sappiamo o meno, così come tutti abbiamo una metafisica, allo stesso modo, che lo vogliamo o no, tutti abbiamo una morale. Io possiedo una morale molto semplice – non fare del male o del bene a nessuno. Non fare del male a nessuno, perché non solo riconosco agli altri lo stesso diritto che penso spetti a me, di non essere disturbato, ma ritengo che come male che deve esistere nel mondo, siano sufficienti i mali naturali. In questo mondo, viviamo tutti a bordo di una nave salpata da un porto che non conosciamo, diretta a un porto che ignoriamo; dobbiamo avere per gli altri una amabilità da viaggio. Non fare del bene, perché non so cosa sia il bene, né se lo faccio quando penso di farlo. Lo so io che danni posso causare se faccio un’elemosina? Lo so io che danni provoco se educo o istruisco? Nel dubbio, mi astengo. Ritengo, inoltre, che aiutare o chiarire, in un certo senso, significhi commettere l’errore di intromettersi nella vita degli altri. La bontà è un capriccio del temperamento e non abbiamo il diritto di rendere gli altri vittime dei nostri capricci, seppure di umanità o di tenerezza. I benefici sono cose che si infliggono: per questo li detesto con freddezza.

Se, per morale, non faccio del bene, non esigo neppure che lo facciano a me. Se mi ammalo, la cosa che mi pesa di più è obbligare qualcuno a occuparsi di me, cosa che mi ripugna se dovessi farlo ad altri.

Non ho mai fatto visita a un amico malato e, quando mi sono ammalato, ogni volta che mi venivano a far visita, ho subito questo come un fastidio, un insulto, una violazione ingiustificabile della mia più profonda intimità.

Non mi piace che mi regalino delle cose, perché sembra che con ciò mi obblighino a mia volta a regalarne – agli stessi o ad altri, a chiunque sia.

Sono molto socievole in un modo profondamente negativo. Sono l’inoffensività fatta persona, Ma sono solo questo, non voglio essere altro che questo, non posso essere altro che questo. Nei confronti di ogni cosa che esiste provo una tenerezza visiva, un affetto dell’intelligenza – ma niente nel cuore. Non ho fede in nulla, non spero in niente, non sono caritatevole verso nessuna cosa. Detesto, provandone nausea e stupore, i sinceri di ogni sincerità e i mistici di ogni misticismo o, piuttosto e ancor di più, le sincerità di tutti i sinceri e i misticismi di tutti i mistici. Questa nausea diventa fisica quando tali misticismi sono attivi, quando pretendono di convincere l’intelligenza altrui, o di scuotere la volontà degli altri, di trovare la verità o di riformare il mondo.

Mi considero felice di non avere più parenti. Non mi vedo, così, nell’obbligo di dover amare qualcuno; obbligo, che inevitabilmente mi peserebbe. Non ho nostalgie se non letterariamente. Ricordo la mia infanzia con le lacrime, ma sono lacrime ritmiche, dove si sta già preparando la prosa. La ricordo come una cosa esteriore e attraverso cose esteriori; ricordo soltanto le cose esteriori.



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