Una ragione per uccidere by Blake Pierce

Una ragione per uccidere by Blake Pierce

autore:Blake Pierce [Pierce, Blake]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Fiction, Mystery & Detective, Women Sleuths, General, Thrillers, Suspense
ISBN: 9781640290426
Google: gGJyDgAAQBAJ
editore: Blake Pierce
pubblicato: 2017-03-21T23:00:00+00:00


CAPITOLO DICIANNOVE

Avery sedeva curva sul volante dell’auto, ancora nel parcheggio della prigione, distrutta, in disordine, un guscio, con il volto solcato dalle lacrime. Dalla sua gola si alzavano orribili singhiozzi. A un certo punto si alzò di scatto, gridò e colpì il volante.

Parole.

Ogni volta che sentiva una delle sue parole, piangeva più forte.

Molestatore. Alcolizzato. Assassino.

“No, no, no.”

Si colpì la testa per liberarsi da quelle immagini: suo padre nei boschi, con la pistola in mano. Il corpo dietro di lui. Vene varicose. Capelli grigi. Quell’abito verde.

“Vai via, vai via, vai via,” supplicò Avery.

Fino a quel momento lo aveva quasi dimenticato. Aveva passato così tanti anni cercando di dimenticare il passato, di andarsene dall’Ohio e cancellare la sua terribile storia. Con poche parole, Howard Randall aveva portato tutto a galla.

Sei proprio come loro, pianse infelice.

Assassino.

Alcolizzato.

Proprio come loro… proprio come loro.

No! lottò mentalmente. Non sei affatto come loro! Non sei un’assassina né una drogata. Non sei una malata mentale. Fai del tuo meglio ogni giorno. Gli errori? Certo, ma dai il massimo, in continuazione.

Toglietemelo dalla testa.

Toglietemelo dalla testa.

Si strofinò via le lacrime con i pugni.

Soffocò i singhiozzi.

Ricomponiti, si ordinò.

Le lacrime scesero ancora, solo che quella volta furono più lievi, gentili, e non per il suo vecchio passato doloroso, ma per la sua nuova vita, la sua esistenza solitaria e tormentata.

Colpì il volante.

“Ricomponiti!”

E in quel momento una limpida chiarezza si fece strada in lei. Tutto le sembrò netto e focalizzato: il bordo del parabrezza, il suo braccio, le auto parcheggiate intorno a lei, il cielo. Non esattamente se stessa ma totalmente in controllo, Avery prese il telefono per chiamare Finley.

“Yo, yo,” rispose lui.

“Finley,” disse, “dove sei?”

“Son in ufficio a lavorare come uno schiavo. Dove diavolo sei tu? Dovrei avere un aumento per questo, lo sai? Non dovrei avere un giorno di libertà, visto ho trovato uno psicopatico? Ho appena fatto uno dei migliori inseguimenti della mia vita e ora sono bloccato in un ufficio. Dovrei essere là fuori a farmi una birra.”

Tutto il suo monologo era uscito come un’unica parola.

Avery si strofinò gli occhi.

“Finley, rallenta. Che cosa hai trovato finora?”

“Perché la gente mi dice sempre di rallentare?” si lamentò come se fosse onestamente turbato. “Parlo bene. Tutta la mia squadra mi capisce perfettamente. Forse sono gli altri il problema, ci hai mai pensato? Mia mamma lo diceva sempre.”

“Finley! Aggiornami.”

“Il corpo è dal coroner,” disse lui, con calma e più lentamente. “La scena del crimine è stata ripulita. Hanno trovato delle fibre ma sembra siano le stesse sulla Jenkins: peli di gatto, qualche macchia di estratto vegetale sui vestiti. Nelle ultime ore ho cercato dei collegamenti, come hai chiesto. Facoltà diverse, economia e ragioneria. Una era una matricola, l’altra all’ultimo anno. Diverse sorellanze, assolutamente nessun collegamento tra le famiglie. Bla, bla, bla. Ho parlato con Ramirez. Ha detto che i genitori di Cindy gli hanno parlato di un corso d’arte che ha seguito a Cambridge lo scorso semestre. Un posto chiamato Art for Life. Si trova tra Cambridge Street e la Settima. Ho chiamato gli amici di Tabitha per vedere se c’è un legame.



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