Altrove, forse by Amos Oz

Altrove, forse by Amos Oz

autore:Amos Oz [Oz, Amos]
La lingua: ita
Format: epub, azw3
ISBN: 9788807031717
editore: Feltrinelli Editore
pubblicato: 2015-11-24T23:00:00+00:00


23.

Se c’è giustizia

Rami arrivò in licenza per il fine settimana.

Smagrito in viso. La pelle un po’ tesa. Gli zigomi più sporgenti. Alcuni tratti più affilati. Il volto di sua madre che faceva capolino. Gli angoli della bocca contornati di piccole crepe. Rughe di sole intorno agli occhi. Fra il naso e la fossetta in punta al mento erano comparsi due solchi.

Indossava un’impeccabile uniforme verde oliva, il berretto infilato dentro la tasca, ai piedi degli scarponi ferrati dalla punta al tacco, dalle maniche rimboccate spuntavano due braccia pelose e le mani erano ricoperte di piccole cicatrici. S’era fatto uomo. Lo sapeva e ora attraversò il cortile con passo lento, spandendo a destra e a manca una falsa indifferenza. L’andatura volutamente appesantita. Uomini e donne gli andarono incontro per accoglierlo affettuosamente. Lui rispondeva con un lieve cenno del capo, come per minimizzare. Tracce di grasso da fucile gli tingevano di grigio le unghie. Intorno al gomito sinistro c’era una benda non particolarmente pulita.

Terminato il primo tumulto di baci ed effusioni che Rami ha affrontato con un sorriso esitante, Fruma dice:

“Su, non ci crederai ma giusto un minuto fa stavo pensando a te e tu sei arrivato. Cuore di mamma”.

Rami non ci trova nulla di strano. Le aveva scritto che sarebbe arrivato venerdì a mezzogiorno, e lei sa benissimo a che ora arriva qui l’autobus. Mentre lei parla, lui posa a terra il suo logoro zaino, tira fuori la camicia dai pantaloni, si accende una sigaretta, e posa pesantemente una mano sulla spalla di Fruma.

“È bello vederti, mamma. Volevo dirti che sono proprio contento di vederti.”

Fruma lancia un’occhiata alle scarpe impolverate e dice:

“Sei tanto dimagrito”.

Rami aspira dalla sigaretta e le chiede come sta.

Fruma risponde:

“Fatti subito una doccia. Per prima cosa. Sei tutto sudato. Ma no. Prima vuoi bere qualcosa di fresco? No. Meglio di caldo. Aspetta, forse per prima cosa ti porto in infermeria. Voglio che l’infermiera veda la ferita sul gomito”.

Rami fa per raccontare la storia della ferita, capitata durante un’esercitazione di baionetta, quando quel babbeo di un sergente… ma Fruma non gli lascia finire la storia.

“Butti di nuovo la cenere per terra. Ho lavato tutto in onore tuo. Ci sono quattro portaceneri in casa e tu…”

Rami si getta con i vestiti laidi sul candido copriletto, si toglie uno scarpone e lo getta a terra producendo un colpo secco.

Fruma corre a prendere le pantofole, sono quelle del defunto Alter. Ha gli occhi asciutti. Tuttavia cerca di non guardare suo figlio, per non dargli modo di notare un’espressione che lui non sopporta. Rami in effetti fa finta di non vedere quell’aria tirata, come di una diga sul punto di cedere. Si distende vestito sul letto, lo sguardo fisso verso il soffitto, tira a sé il portacenere che Fruma gli porge, sbuffa il fumo e dice:

“L’altro ieri abbiamo attraversato un fiume su un ponte di corda. Due funi tese l’una sull’altra, quella di sopra per le mani e quella di sotto per i piedi. Con tutta la roba sulla schiena, pala, coperte, arma, munizioni, tutto.



scaricare



Disconoscimento:
Questo sito non memorizza alcun file sul suo server. Abbiamo solo indice e link                                                  contenuto fornito da altri siti. Contatta i fornitori di contenuti per rimuovere eventuali contenuti di copyright e inviaci un'email. Cancelleremo immediatamente i collegamenti o il contenuto pertinenti.