Camilleri Andrea by MA

Camilleri Andrea by MA

autore:MA
La lingua: it
Format: mobi
pubblicato: 2012-01-06T02:17:17+00:00


Capitolo ottavo

L'avvocato Teresi comincia a ragionare

La signura Albasia Chiarapane sinni partì per tornare a Salsetto che già scurava annunzianno però che sarebbi tornata il jorno appresso di doppopranzo. Doppo aviri mangiato quello che la cammarera a ure aviva priparato, e aviri fatto mangiare a Luigino, Teresi disse al nipote di non acchianare a chiacchiariare col picciotto, ma di annare nel sò studdio.

«Ti voglio spiare 'na cosa».

«Spiasse».

«Riguarda Antonietta Lo Mascolo».

«Quello che saccio di lei, gliel'ho già ditto. Ma se voli riparlarne, ccà sugno».

«Stefanù, ho ragionato a longo supra a 'sta facenna.

Tu hai sostenuto, e continui a sosteniri, che Antonietta non era picciotta assolutamenti capace di farisi calare le mutanne da 'na pirsona accanosciuta il jorno prima, giusto?».

«Giusto. E manco di farisi calare le mutanne da 'na pirsona accanosciuta tri anni avanti».

«Mi piacerebbe sapiri da cosa nasci 'sta tò cirtizza».

«Da come si comportava, zio. Da come parlava. E non erano chiacchiere a vacanti. Era convinta nell'animo di quello che faciva e diciva. E po' mi è capitato di parlari con lei di quanno si sarebbi maritata. Dell'omo che avrebbi scigliuto aviva priciso concetto: doviva essiri uno serio e onesto. Come lo è lei. Non le importava se era ricco o no. L'anno passato il baruni le fici sapiri che il figlio del baruni Piscopo, Arrigo, si era fatto avanti. Lei arrispunnì che non c'era manco di parlarinni, pirchì l'aviva viduto 'na vota ad Arrigo e le era abbastato».

«Perciò tu escluderesti uno zito segreto?».

«Nel modo cchiù assoluto. E le dico che macari se l'avesse avuto, avrebbi fatto all'amuri con lui sulo doppo il matrimonio. Ci pozzo mittiri la mano supra al foco».

«Quindi il baruni non ragionò mali nei tuoi riguardi».

«Che voli diri?».

«Che essenno tu l'unico omo che sò figlia frequentava e col quali aviva cunfidenza...».

«Da 'sto punto di vista no, non aviva torto. Ma io ad Antonietta non l'ho mai toccata».

«Ma qualichiduno la toccò. Eccome se la toccò!».

«Ma zio, indove fu che la toccò? Come fici a convincerla? Come lo trovò il tempo di stari con lei?».

«Tu mi hai ditto che Antonietta era tutta casa e chiesa, giusto?».

«Giusto».

«Che ci ha ditto Luigino di Paolina? Non ce l'ha descritta con le stisse paroli che tu hai usato per Antonietta? Le dù picciotte non parino 'na stampa e 'na figura?».

«Sunno 'na stampa e 'na figura».

«E ora ti cunto la storia di 'na terza picciotta che ho saputo prima di tornare a la casa. Si chiama Totina ed è la figlia del camperi di don Anselmo Buttafava. Macari lei è incinta di dù misi e dice che il patre è lo spiritu santo».

«Ma chi mi cunta?» fici Stefano strammato.

«Ti sto cuntanno quello che è».

«La figlia d'un camperi!».

«Come vedi, la minchia non abbada a differenza di classi. E torniamo a Totina. Sò matre non la lassa un momento quanno la duminica venno ccà per la missa. La lassa sulo quanno va a cunfissarisi. 'Nzumma, macari lei è tutta casa e chiesa».

«Mi pari che questo non ci aiuta».

«Ci aiuta, Stefanù, ci aiuta!».

«E come?».

«Raggiunamo. Se tu levi la possibilità che 'ste picciotte abbiano fatto la frittata 'n casa, che ti resta?».



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