La ragazza di neve by Javier Castillo

La ragazza di neve by Javier Castillo

autore:Javier Castillo
La lingua: ita
Format: mobi, epub
editore: Salani Editore
pubblicato: 2022-03-16T23:00:00+00:00


Capitolo 33

1998

Luogo sconosciuto

Mentiamo per nascondere la verità o per non ferire qualcuno,

ma anche perché speriamo che la bugia sia reale.

William arrivò a casa con diversi sacchetti di plastica e con la tuta dell’officina in cui lavorava ancora addosso. Aveva le mani sporche, le unghie nere di grasso. Salutò con la mano e si fermò sulla soglia vedendo Kiera seduta sulle gambe di Iris a guardare la televisione. La bambina si girò verso la porta e poi verso Iris, che da una settimana continuava a inventare scuse, sempre più contraddittorie, sul perché non poteva vedere i suoi genitori.

«Com’è andata oggi? Meglio?»

Iris sospirò e abbracciò teneramente la bambina, che era assorta a guardare sullo schermo Jumanji, una videocassetta che avevano comprato un paio di anni prima e non avevano mai visto. Un branco di scimmie invadeva saltellando un negozio di televisioni e stereo e alla bambina sfuggì una risata che alle orecchie di Iris suonò come una musica celestiale.

«Sei matto? Chiudi subito la porta. Fa freddo e Mila potrebbe ammalarsi».

«Mila?» chiese, sorpreso.

Iris abbassò lo sguardo verso la bambina con un largo sorriso affettuoso.

«Sì. È Mila. Mi è sempre piaciuto questo nome. Non è vero, Mila?»

«No! Io… sono… Kiera» protestò con un po’ di difficoltà e con un sorriso burlone.

«Non dire così! È brutto! Non si dice Kiera. Si dice Mila. Ti chiami Mila».

«Mila?» chiese Kiera, confusa.

«Sì… brava!» approvò Iris, con un saltello che per la bambina fu come una montagna russa.

«Guarda, una scimmia!» la bambina indicò lo schermo e rise. Durante la giornata aveva avuto diversi alti e bassi. Si era svegliata confusa sul divano, dopo aver passato tutta la notte rannicchiata accanto a Iris, che non aveva smesso neanche per un secondo di accarezzarle i capelli mentre la guardava dormire nella penombra della luna piena che filtrava dall’unica finestra della stanza. Aveva chiesto varie volte di sua madre, come nei giorni precedenti, e più tardi aveva giocato con Iris con le statuette di porcellana esposte su un mobile del salotto. Più tardi, all’ora di pranzo, Kiera aveva pianto perché voleva vedere suo padre e aveva chiesto perché non tornasse a mangiare con lei come faceva sempre. Quelle domande ferivano Iris e, nel suo intimo, una parte di lei si arrabbiava e protestava, ma si era resa conto che, giorno dopo giorno, da quella prima notte una settimana prima, Kiera sembrava chiedere sempre meno dei genitori. Iniziava ad abituarsi alla sua compagnia, ai suoi giochi improvvisati con ogni tipo di oggetto che c’era in casa, uno spremiagrumi, una cornice o una lanterna cinese comprata nello stesso negozio di bricolage in cui avevano preso la carta da parati. Quando Kiera chiedeva di loro, Iris le spiegava che i suoi genitori erano dovuti partire e che sarebbero stati via per un po’. Una volta le aveva anche detto che erano molto arrabbiati con lei perché faceva troppe domande e non volevano più vederla, ma la bambina era scoppiata a piangere come se le avessero appena tolto la cosa che la rendeva più felice al mondo.



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