L'infiltrato by Jack Higgins

L'infiltrato by Jack Higgins

autore:Jack Higgins [Higgins, Jack]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Sperling & Kupfer
pubblicato: 0101-01-01T00:00:00+00:00


Ferguson si avviò lungo la passerella e mostrò la mano sinistra che teneva la Smith & Wesson.

Wyatt Earp, il famoso sceriffo americano, raccontava che la sua fama di pistolero era stata creata quando un giovane cowboy aveva cercato di sparargli alla schiena da cinquanta passi nel buio di Dodge City. Earp si era girato e aveva fatto fuoco, senza prendere la mira, facendo saltare la pistola dalla mano del ragazzo, un vero colpo di fortuna.

Jack Barry fece ora la stessa cosa, estraendo la Browning con silenziatore, sparando all’altezza del fianco, colpendo la Smith & Wesson nella mano di Charles Ferguson e facendola volare via. Dillon, entrato attraverso il portello sopra il locale doccia, sentì Ferguson, estrasse la sua

Walther, attraversò di corsa la cucina e il salone e si gettò testa in avanti contro Barry mentre Ferguson cadeva all’indietro sul ponte.

Dillon conficcò la Walther nella schiena di Barry. «Falla cadere, Jack, o ti spezzo in due la spina dorsale.»

Barry si irrigidì. «Ehi, Sean, sei tu.»

Ferguson si rimise in piedi e Dillon chiese: «Tutto bene, generale?»

Ferguson si teneva il polso che sanguinava. «Solo un graffio. Sto bene.»

Barry si chinò e posò la Browning sul ponte, quindi si drizzò, sollevò il gomito destro contro il viso di Dillon, girandosi lateralmente così che il colpo di riflesso di Dillon finì nel ponte. Dillon lasciò cadere la Walther e i due si avvinghiarono, Barry barcollò all’indietro nella lotta furiosa. Quando caddero oltre il bordo di murata, erano ancora avvinghiati.

L’acqua era gelida, il genere di shock che ottunde il cervello, e la corrente era forte. Dillon calciò via Barry emergendo, fu sbattuto contro la catena dell’ancora di poppa e l’afferrò. Mentre si girava, vide che Barry veniva trascinato via.

«Vaffanculo, Dillon!» gridò e scomparve.

Dillon rimase appeso, quindi si issò lungo la catena verso l’altro lato della Griselda e raggiunse un maniglione imbullonato al muro.

«Dillon?» gridò Ferguson.

«Qui.» Dillon spinse una scala.

Si sedette sul vecchio molo, grondante acqua, e Ferguson chiese: «Pensa che sia andato?»

«Solo da qualche altra parte, generale. Confermerò che se ne è andato definitivamente, quando gli avrò sparato tra gli occhi da molto vicino, non prima.»

«Che si fa ora?»

«Andiamo di sotto. Sono bagnato fino alle ossa e non mi dispiacerebbero dei vestiti asciutti.»

Nel locale doccia Dillon si spogliò e si asciugò. Nella piccola camera da letto prese indumenti intimi, un paio di jeans e un maglione troppo grandi, quindi raggiunse Ferguson nel salone. Il generale indicò con un cenno l’abito nero, la camicia bianca e la cravatta.

«Bell’abito, generale. Voglio dire, se avesse intenzione di aggirarsi per un lussuoso albergo come il Dorchester sarebbero vestiti perfetti.»

«Non crede che sia in fondo al Tamigi?»

«No, con ogni probabilità ora è già dall’altra parte, ma non andrà al Dorchester. Vede, Jack non è un patriota, lui è un uomo molto pratico e una prigione inglese sarebbe l’ultima cosa di cui ha bisogno. È venuto, ha fallito.»

«Lo so. Strano, Dillon. Quando mi ha rivelato che era qui, ho detto che doveva essere venuto per Cohan. Non riuscivo a trovare un altro motivo capace di indurlo a venire qui dall’Ulster.



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