Giacobbe Giulio Cesare - L'ALTRA REALTÀ by Urania speciali 0025

Giacobbe Giulio Cesare - L'ALTRA REALTÀ by Urania speciali 0025

autore:Urania speciali 0025 [Urania speciali 0025]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 0101-01-01T00:00:00+00:00


38.

Vargas e Ngozi percorsero l'89th verso est fino alla First Avenue e continuarono su questa verso nord. Giunsero al Jefferson Park.

- Vieni!

Ngozi prese Vargas per la mano e lo trascinò dentro.

- Lo sai che una volta, questo, lo chiamavano Italian Park?

- Perché?

- Perché era frequentato dagli italiani, quando gli italiani erano qui a Harlem, tanto tempo fa. Agli inizi del secolo scorso.

- Non lo sapevo.

- Guarda!

Erano arrivati alla piscina.

Uno stormo di uccelli si levò da terra e volò sul più vicino gruppo di alberi.

Il sole del primo pomeriggio di metà febbraio era tiepido, senza la pesante cappa di ossido di carbonio, idrocarburi saturi, piombo e benzene che aveva fatto fino a pochi decenni prima del pianeta Terra una serra infuocata e puzzolente.

- Vieni!

Lei si spogliò e si gettò nell'acqua.

- Lo sai? Noi puzziamo. Nessuno di noi si lava più. Puzziamo come animali. Soltanto che ci siamo talmente abituati, ormai, che non la sentiamo neppure più, la nostra puzza. Vieni a fare un bagno!

Anche Vargas, si spogliò, e cautamente entrò nell'acqua.

- Quanto è che non fai un bagno?

- Da quando sono nato, credo.

- Anch'io.

Stettero nell'acqua per ore. Nessuno dei due avvertì più lo scorrere del tempo.

- Adesso mi ricordo!

- Cosa?

- Mi ricordo! Della vita che facevo prima di entrare "nell'altra realtà!

- E com'era?

- Squallida. Una vita squallida. Lavoravo in un supermarket del Bronx, reparto elettrodomestici. Vendevo tutti gli articoli della Kenmore. Mi facevo la Subway due volte al giorno. Anche la sera. Sono stata rapinata tre volte.

- Capisco.

- E sai una cosa?

- Cosa?

- Abitavo a Harlem. Al 265 della 120"1 Est. All'interno 3.

Vargas stette in silenzio per alcuni minuti.

- Adesso mi ricordo anch'io. Avevo cinquantaquattro anni, quando entrai nel Dipartimento di Polizia. Ero da poco arrivato dal Messico. La città cominciava già a spopolarsi. Si vedeva sempre meno gente, nelle strade. Poi, trovai questa occasione: un appartamento, un lavoro, una poltrona per l'altra realtà. Accettai subito. E cominciai questa vita nelle due realtà. È incredibile. Me ne ero dimenticato. L'altra realtà ti prende la mano e diventa per te l'unica realtà. A volte ho pensato che questa, la realtà dei cadaveri e del forno, fosse soltanto un sogno, un incubo. Esattamente il contrario.

- Tu almeno ce l'avevi, un confronto da fare. Tu questa realtà non l'hai lasciata. Io invece ormai vivevo soltanto nell'altra realtà.

- Come tutti gli altri.

- E adesso cosa vuoi fare?

- Non lo so nemmeno io. Ma voglio uscirne. Voglio vivere in una sola realtà. O l'una o l'altra. Non voglio più saltare da una realtà all'altra. È troppo duro. È duro ritornare in questa realtà dopo che sei vissuto nell'altra. Ed è duro fuggire nell'altra realtà perché questa non la sopporti.

- - Già.

Uscirono da Jefferson Park e risalirono verso nord sulla First Avenue.

- Ti dispiace se mi fermo un attimo?

- Cosa c'è?

- Voglio fare una cosa. Vieni.

Svoltarono a destra sulla 115th, percorsero cento metri e si trovarono di fronte a una moschea.

- Questa una volta era una chiesa cattolica. Si chiamava Chiesa di Nostra Signora del Monte Carmelo.



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