Il maratoneta by William Goldman

Il maratoneta by William Goldman

autore:William Goldman [Goldman, William]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Marcos y Marcos
pubblicato: 2023-10-10T22:00:00+00:00


18

Ipoliziotti si comportavano stranamente.

Non all’inizio. Ma dopo un po’ cominciarono a succedere cose da pazzi. Babe stava seduto tranquillo in un angolo. Forse s’erano comportati stranamente anche all’inizio e lui non se n’era accorto. Non s’era accorto quasi di niente. Aveva chiamato la polizia, erano venuti subito due uomini e poi, poco dopo, altri tre.

E s’erano messi tutti e cinque a parlottare tra loro in tono sommesso, o perlomeno a Babe sembrava sommesso, ma forse non lo era. Non sentiva quasi niente. Stava semplicemente seduto in silenzio, in silenzio su una sedia. La sedia stava in un angolo. Le braccia penzoloni.

Pensava.

Era l’ultimo rimasto. Ecco cosa pensava. Cercava di imprimerselo bene in mente, in un modo o nell’altro. Un tempo erano in quattro, madre, padre, Doc e lui, Babe. La madre era morta in un incidente d’auto quando lui aveva sei anni, e non se la ricordava molto bene se non per le due fotografie che H.V. teneva sul pianoforte e su uno scaffale della libreria.

Ma non era morta proprio per l’incidente d’auto. Dovevano stabilire una causa della morte: la macchina era andata contro un albero e lei era al volante; ma in realtà era stato lo scandalo a ucciderla, l’umiliazione subita da H.V. Ecco cosa l’aveva distrutta. A volte Babe pensava che non fosse affatto morta, ma che se ne stesse in Florida, con McCarthy e Kennedy e il vecchio Roosevelt. Ogni volta che qualcuno moriva in modo strano, tutti dicevano sempre che la persona in questione era ancora viva e in Florida. Perché proprio in Florida, si chiedeva Babe. Jack Kennedy vegetava in Florida e Roosevelt era stato bombardato da Stalin e dagli altri comunisti, ma era sopravvissuto, ed era anche lui laggiù, a prendersi tutto quel sole. A volte Babe si domandava se non sarebbe stato un argomento di studio interessante, per un paranoico con il pallino del detective. Come il Triangolo delle Bermuda. Anche quello poteva essere un argomento divertente.

Suo padre era stato lui a trovarlo, come aveva raccontato a Biesenthal. E nei quindici anni successivi, ogni volta che voleva farsi del male, Babe si gridava: “È colpa tua, colpa tua, se tu gli avessi portato quel maledetto compito sulla lana, non l’avrebbe mai fatto, saresti arrivato in tempo, avresti potuto tenerlo in vita!”

Solo che anche quando aveva raccontato la verità a Biesenthal, non aveva detto tutta la verità. Perché allora aveva dieci anni e dalla porta chiusa sentiva H.V. in camera sua che si agitava, imprecava, ogni tanto cadeva per terra, e lui aveva avuto paura, paura che, se fosse entrato, suo padre gli avrebbe fatto qualcosa, lo avrebbe picchiato per averlo interrotto, causando altro dolore, di cui nessuno, allora, aveva bisogno. In poche parole, era così: se fosse stato meno vigliacco, a quell’ora suo padre sarebbe stato ancora vivo.

Doc era a scuola, al momento degli spari. Doc era sempre per casa, quando non era a scuola, e a scuola era un fenomeno, a parte la chimica, che odiava. La prima reazione di Doc quando tornò



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