Il Signore Degli Anelli by J. R. R. Tolkien

Il Signore Degli Anelli by J. R. R. Tolkien

autore:J. R. R. Tolkien [Tolkien, J. R. R.]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Sconosciuto
pubblicato: 2010-12-04T08:36:05+00:00


«Isengard, anche se sei forte e violento, freddo come vento, duro e cruento, è giunto il momento,È giunta la guerra, e trema la terra, sfonderem la pietra e la porta tetra!

C'erano molti altri versi. Gran parte della canzone non aveva parole, era solo simile a una musica di corni e tamburi. Era molto eccitante. Ma io credevo che si trattasse semplicemente di una marcia, soltanto di un canto... fin quando non giungemmo qui. Ora ho cambiato idea».«Passammo l'ultima cresta di monti, e dopo il calar della notte arrivammo a Nan Curunir», proseguì Merry. «Fu allora che per la prima volta ebbi la sensazione che la Foresta stessa si muovesse alle nostre spalle. Credevo di sognare un ent-sogno, ma Pipino ebbe la medesima impressione, e tutti e due ci sentimmo molto impauriti. Solo più tardi ci fu data qualche spiegazione.

«Si trattava di quelli che gli Ent chiamano nella "lingua abbreviata" Ucorni. A Barbalbero non piace troppo parlare di loro, ma credo che siano Ent trasformatisi quasi in alberi, almeno esternamente. In piedi e immobili qua e là ai margini o nell'interno del bosco, osservano ininterrottamente gli alberi; ma nel profondo delle valli più buie credo che ve ne siano centinaia e centinaia.

«Una grande potenza è latente in loro, e sembrerebbero capaci di avvilupparsi nelle ombre: è difficile vedere i loro movimenti. Eppure si muovono. E se sono incolleriti avanzano assai veloci. Mentre tranquillo guardi il cielo o ascolti il sussurro del vento, ti può capitare improvvisamente di trovarti in mezzo a un bosco, circondato da grandi alberi. Hanno ancora la voce, e sanno parlare con gli Ent - è per questo motivo che li chiamano Ucorni, mi ha detto Barbalbero ma sono diventati strani e selvaggi. Pericolosi. Sarei terrorizzato se li incontrassi da solo, senza la compagnia di veri Ent che li sorveglino.

«Ebbene, la notte era calata da poco, quando scendemmo un lungo strapiombo e giungemmo nella parte superiore della Valle dello Stregone, insieme con gli Ent e con tutti i loro Ucorni fruscianti. Non li vedevamo, beninteso, ma l'aria era piena di scricchiolii. Era una notte molto buia e nuvolosa. Appena si furono allontanati dai colli, avanzarono a gran velocità, con un rumore simile a vento impetuoso. La Luna non fece mai capolino fra le nuvole, e poco dopo mezzanotte un bosco alto e fitto circondava tutta la parte settentrionale d'Isengard. Non vi era traccia di nemici e non si udivano sentinelle. Soltanto una luce brillava da un'alta finestra sulla torre.

«Barbalbero e qualche altro Ent proseguirono silenziosamente la marcia per giungere in un punto da cui si potevano scorgere i cancelli. Pipino e io eravamo con loro; seduti sulle spalle di Barbalbero, lo sentivamo fremere dalla tensione. Ma anche quando sono stati destati, gli Ent sanno essere molto cauti e pazienti. Rimasero immobili come statue di pietra, respirando e ascoltando.

«Poi, tutta un tratto, vi fu un tremendo trambusto. Squilli di trombe che facevano echeggiare le mura d'Isengard. Credevamo di essere stati scoperti, e che la battaglia stesse per incominciare. Ma non accadde nulla del genere.



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