La Svedese by Giancarlo De Cataldo

La Svedese by Giancarlo De Cataldo

autore:Giancarlo De Cataldo
La lingua: ita
Format: mobi, epub
ISBN: 9788858439968
editore: Einaudi
pubblicato: 0101-01-01T00:00:00+00:00


XXII.

E venne il momento che le guardie s’incazzarono per davvero. Venne all’improvviso, quando nessuno se l’aspettava, quando gli affari andavano a gonfie vele, l’albanese si stava ingrossando e Sharo, bitcoin su bitcoin, stava seriamente pensando di estinguere il mutuo, rivendersi l’appartamento, metterci su qualcos’altro e trasferirsi, se non proprio in centro, comunque a distanza di sicurezza dalle Torri.

Successe che un gruppo di fregnoni di Roma Nord ci andò giú pesante con la «Gina» e la Mafalda. Erano tutti ragazzini sui sedici-diciassette, il piú grande ne aveva venti, la piú piccola quindici. Occuparono la villa di campagna del papà giornalista di una di loro per una festa in grande stile. Il luogo isolato e senza vicini rompicoglioni si prestava a una serata movimentata, come piace ai ragazzi. Gli invitati erano tutti dello stesso giro, famiglie di vipponi, qualche politico, altri giornalisti, campioni dello sport, presentatori della Tv. Fra loro Luna, sedici anni, figlia di un primario ospedaliero. Fu lei, un paio di giorni dopo, a confessare in lacrime alla madre che dopo aver bevuto un bicchiere si era sentita strana, e a un certo punto le si erano avventati addosso in quattro, e poi era stata la nebbia. Salvo che girava un video dove lei faceva cose da film porno con tre di questi, a turno, mentre il quarto riprendeva. La madre di Luna sporse denuncia. La Procura della Repubblica fece le cose sul serio. Quattro mesi di serrate indagini condotte nel piú assoluto silenzio stampa, intercettazioni a tappeto e alla fine blitz all’alba, decine di bravi ragazzi incarrettati, laboratori e cucine sigillate, chili di ottima roba sequestrati, pagine e pagine e ore e ore di talk show conditi di lamentazioni sui nostri ragazzi, il cancro della droga e daje e daje.

Venne fuori che il casino riguardava all’origine una paranza di Roma Nord, vecchi pusher legati al giro degli ultrà del calcio. Si rifornivano dai casertani, e parlavano troppo al telefono, cosí in manette c’erano finiti anche i grossisti. Il guaio è che uno di questi grossisti era anche il contatto preferito di Jimmy. Le intercettazioni, si sa, sono come le reti da pesca: tu le cali e non sai che cosa acchiappi. In questo caso, nella rete c’erano finiti quelli del Ponte. Per puro caso, le Torri erano rimaste fuori dalla rete a strascico. Il perché lo spiegò il Motaro: le intercettazioni si erano chiuse proprio mentre avveniva il passaggio di consegne fra l’Aquilotto e Jimmy, e quindi l’unico che aveva subito perquisizione era stato Fabio, per via delle attività svolte in passato presso il Nirvana.

Fabio lo raggiunsero mentre stava aprendo il Gran Caffè. Il posto era pulito. E Sharo, con un paio di sorrisi e quel certo modo di fare di chi è abituato a stare al mondo – sia lodato il principe! – aveva intortato le guardie, che se n’erano andate convinte di aver appena conosciuto due ragazzi senza problemi.

Comunque, Jimmy era latitante, la sua faccia furoreggiava su giornali, televisioni e soprattutto in rete. Le immagini che giravano non gli rendevano giustizia: in video aveva la faccia dell’inveterato delinquente.



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