Tra uragani e stelle by Federico Maria Rivalta

Tra uragani e stelle by Federico Maria Rivalta

autore:Federico Maria Rivalta [Rivalta, Federico Maria]
La lingua: ita
Format: epub
ISBN: 9782919807116
editore: Amazon Publishing
pubblicato: 2019-10-28T16:00:00+00:00


CAPITOLO 13

Preoccupato, mi giro verso Filippo.

«È il motoscafo di Pellerano?»

Anche lui è visibilmente teso, per non dire spaventato.

«Sì, è quello col quale hanno portato via Ernesto. Venite, nascondiamoci.»

Pepe raccoglie il lenzuolo con i souvenir invenduti e si precipita con noi dietro la prima mangrovia.

Non posso esserne sicuro ma mi sembra che alcuni uomini del motoscafo siano saliti a bordo della barca di Horacio.

Guardo di nuovo Filippo.

«Che possiamo fare?»

«Niente. Aspettiamo. Forse stanno solo cercando te.»

«Ma Claudia?»

«E cosa cazzo vuoi che facciamo, eh?» reagisce stizzito.

Mi ha risposto male ma non gliene voglio, è esasperato, frustrato e nel panico, come me.

Pepe si è allontanato di qualche metro e sta rimettendo il sacco dentro a una grossa buca. Quando torna tiene in mano un piccolo cannocchiale e lo punta in direzione delle barche.

«Cosa vedi?»

Risponde qualcosa che non capisco. Impaziente, gli prendo il cannocchiale dalle mani e lui mi lascia fare.

Non riesco a tenere fermo quell’aggeggio e la scena balla come se fossi sull’ottovolante, posso però distinguere due uomini che stanno parlando proprio con Claudia e Isabelle. Le hanno portate sul motoscafo.

Dopo che la barca di Horacio si è allontanata ed è sparita alla mia vista dietro il promontorio, cerco di fissare l’obbiettivo sulla prua del motoscafo. Le due ragazze sono in piedi e stanno parlando con un tipo con una maglietta gialla.

Non passano neanche tre secondi che vedo Claudia fare un balzo all’indietro. Cade sul pavimento della barca. Non capisco… sembrava un fantoccio di pezza. Non mi rendo conto di ciò che ho visto fino a quando, meno di un secondo dopo, non sento il tipico rumore di un colpo di arma da fuoco. Sono stordito, scioccato e, prima che riesca a capire le parole di Filippo che sento lontane, distinguo Isabelle seguire la stessa sorte di Claudia.

Anche questa volta dopo una frazione di secondo sento lo sparo. Abbasso il cannocchiale.

Filippo e Pepe mi stanno guardando, confusi e storditi come e più di me.

«Cos’è successo?»

Credo che la mia espressione sia più eloquente di ogni parola. Non mi rendo conto di parlare ma lo sto facendo.

«Hanno ucciso Claudia e Isabelle. Quei bastardi hanno ucciso Claudia e Isabelle.»

Filippo abbassa il capo mestamente, lo aveva intuito e forse anche visto da lontano.

Pepe è meno traumatizzato di noi e ci parla con il senso di rassegnazione di chi è abituato o assuefatto alla follia di quegli assassini.

«Es Pellerano. Es como funciona aquí. Es siempre así.»

Ora riesco a immaginare quello che ha provato.

Filippo mi guarda, ha gli occhi rossi.

«Non dovevi buttare via il fucile.»

Non è il momento di rispondergli, anche perché ho la bocca talmente inaridita che non ci riuscirei nemmeno se volessi. Mi sono già trovato in situazioni drammatiche in cui era in gioco la vita, ma mai avevo assistito a un omicidio a sangue freddo come questo. Mi sento vuoto, è una sensazione strana, come se qualcuno mi avesse strappato gli organi dal corpo. In questo momento non sono nemmeno capace di provare emozioni. Ripasso a qualcuno, non so se a Pepe o a Filippo, il cannocchiale e rimango immobile, seduto sulla sabbia bagnata, incapace di alzarmi, di reagire, di capire.



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