Le regole del gioco by Marco Mancini

Le regole del gioco by Marco Mancini

autore:Marco Mancini [Mancini, Marco]
La lingua: ita
Format: epub, azw3, mobi
editore: RIZZOLI LIBRI
pubblicato: 2023-10-10T12:00:00+00:00


Capitolo 3

L’intelligence russa

C’era un certo numero di posizioni che, nelle ambasciate e nei consolati dei Paesi autocratici o tirannici, non erano destinate a diplomatici in carriera, che quindi avevano studiato e subito selezioni a due livelli, di competenza e di affidabilità ideologica. Posti riservati ad altri soggetti. Ad esempio, l’ambasciata e i consolati dell’Urss avevano un’elevata percentuale di personale con immunità diplomatica. Se li accaparravano uomini del Kgb e del Gru che godevano di privilegi di ogni tipo. Il che scatenava un risentimento che arrivava fino all’odio nei diplomatici di carriera. E non solo di quelli spediti all’estero, ma anche di chi restava a Mosca e non poteva far altro che starsene lì a vagheggiare chissà quale futura occasione. Gente che non vedeva l’ora di vendicarsi.

E allora, da parte nostra, dovevamo sempre distinguere feluche-spie e feluche-incazzate. Occorreva facilitare loro la vita. Trovare la scuola desiderata per i figli, lasciando che fosse un benefattore a saldare la retta. Vacanze. Biglietti per viaggi. Indicare un istituto di credito per l’acquisto o la ristrutturazione del proprio appartamento (molti avevano colleghi e amici in Patria, anch’essi incazzati, perché a Mosca gli toccava vivere in locali angusti). Come ho già detto, questa pratica non era circoscritta a un Paese preciso. Incunearsi nelle vite di determinate persone per farsele amiche è uno dei caposaldi del controspionaggio offensivo.

La messa in pratica concreta di questi principi mi aiutò a procurarmi un incontro con un grande diplomatico russo, ormai in onorata pensione. L’appuntamento era per le sette del mattino, in uno di quegli hotel dove habitué e turisti costituiscono due popolazioni diverse che si mescolano di rado, tenute ben divise dal vestiario e dall’istinto.

Fino a quel momento tutto era filato più liscio del previsto. Sin dal primo abboccamento telefonico di un mese prima. Intendevo verificare le mie tesi sulla fattibilità del controspionaggio attivo ad alto impatto.

Se prima ho potuto raccontare le irruzioni e i pedinamenti di quand’ero carabiniere alla Sezione speciale anticrimine nella lotta al terrorismo, adesso mi tocca dissimulare: non posso mettere a rischio vite altrui.

Per ricordare meglio non solo fatti e parole ma anche il moto dei pensieri e dei sentimenti, sono tornato sul luogo in cui portai il cavallo proprio sotto l’ostacolo e glielo feci saltare.

Non ho mai tenuto diari o memorie scritte o vocali. Mi sono affidato sempre e solo alla mia mente, anche durante lo svolgersi dei fatti. Mai conservato nessun foglietto, a meno che non lo dovessi consegnare. Bisogna sapersi imprimere nella mente numeri, volti, suoni, il con-tatto (il trattino spiega di che parlo). Neppure un codice va trascritto nel computer o su un quadernetto a futura memoria: te lo decifrano.

Fidatevi, se qualche spia ha lasciato in giro memorie, o non era una spia o si tratta di un depistaggio. Se hai una scheda telefonica, mangiatela. Fa male allo stomaco, ma salva la vita a te e ad altri. L’informativa, poi, va scritta un momento prima del suo inoltro e trasferita in modo che, se è importante o addirittura vitale, arrivi intatta nelle mani del direttore e poi passi al capo del governo.



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